DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Decadentismo
AUTORE: Giovanni Pascoli
OPERA: “Myricae”
GENERE DELL’OPERA: Raccolta di liriche
DATA DELL’OPERA: Nove edizioni (1891, 1892, 1894, 1897, 1900, 1903, 1905, 1908, 1911)
COMPONIMENTO: “Gloria”
GENERE DEL COMPONIMENTO: Ballata piccola
DATA DEL COMPONIMENTO: 1890
TESTO
-Al santo monte non verrai, Belacqua?-
Io non verrò: l’andare in su che porta?
Lungi è la Gloria, e piedi e mani vuole;
e là non s’apre che al pregar la porta,
e qui star dietro il sasso a me non duole,
ed ascoltare le cicale al sole,
e le rane che gracidano, Acqua acqua!
RIASSUNTO
Il componimento si apre con una domanda rivolta da Dante a un non ben identificato personaggio della seconda cantica della “Divina Commedia”: “Al santo monte non verrai, Belacqua?“. Quest’ultimo è probabilmente un liutaio fiorentino amico di Dante, famoso per la sua pigrizia. Nel poema rappresenta l’incarnazione purgatoriale del peccato dell’accidia: se ne sta indolente all’ombra di una grande roccia, con le braccia strette intorno alle ginocchia e la testa bassa; non giudica necessario sforzarsi di salire le cornici del monte del Purgatorio, preferisce aspettare che le preghiere di suffragio accorcino la sua attesa.
Nella poesia di Pascoli la figura di Belacqua perde la sua connotazione negativa per divenire l’emblema di un nuovo tipo di poeta, che non aspira alla gloria letteraria, poiché questa è difficile da raggiungere, e richiede fatica (“piedi e mani vuole“) e dedizione (“non s’apre che al pregar la porta“); preferisce piuttosto rifugiarsi dietro un sasso per porgere orecchio alle voci della natura (“ascoltare le cicale al sole, e le rane che gracidano, Acqua acqua!“).