INDICE
DATI GENERALI
IL CAPITOLO IN BREVE
RIASSUNTO DETTAGLIATO
DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura italiana
AUTORE: Niccolò Machiavelli
OPERA: “Il principe”
GENERE DELL’OPERA: Trattato politico
DATA DELL’OPERA: 1532
BRANO: Capitolo XXI “Quod principem deceat ut egregius habeatur” (Ciò che si addice al principe affinché sia tenuto in grande considerazione)
IL CAPITOLO IN BREVE
Machiavelli spiega come il principe possa accrescere il proprio prestigio in vari modi. Il primo è compiere grandi imprese, come fece Ferdinando d’Aragona: partendo da una posizione debole, con la conquista di Granada rafforzò il proprio potere tenendo occupati i baroni di Castiglia, e proseguì con una serie ininterrotta di imprese (persecuzione dei Marrani, attacco all’Africa, conquista di Napoli, assalto alla Francia) usando la religione come pretesto e non lasciando mai ai sudditi il tempo di ribellarsi.
Un altro modo è distinguersi nella politica interna con premi e punizioni memorabili, come Bernabò Visconti a Milano. Fondamentale è poi evitare la neutralità nei conflitti tra potenze vicine: schierarsi conviene sempre, perché il neutrale non guadagna rispetto da nessuna delle parti, come dimostra l’episodio di Antioco III e gli Achei; se l’alleato vince sarà riconoscente, se perde si potrà comunque contare sul suo sostegno. Bisogna però evitare alleanze con potenze troppo superiori, come l’errore dei Veneziani con la Francia; talvolta la scelta è comunque inevitabile, come mostra il caso dei Fiorentini, la cui neutralità li lasciò indifesi e portò alla caduta della repubblica.
Infine il principe deve onorare il valore e i talenti, incoraggiare le attività economiche senza gravare eccessivamente sui sudditi, organizzare feste per il popolo e curare i rapporti con le corporazioni, mantenendo sempre dignità e autorevolezza.
RIASSUNTO DETTAGLIATO
ACCRESCERE LA FAMA ATTRAVERSO GRANDI IMPRESE
Nulla rende un principe degno di stima quanto compiere grandi imprese e dare di sé un’immagine straordinaria.
Machiavelli porta l’esempio di FERDINANDO D’ARAGONA, re di Spagna, che da sovrano debole divenne il primo monarca della Cristianità grazie alla fama e alla gloria conquistate con le sue imprese. La prima fu la conquista di Granada, che costituì il fondamento del suo potere. La intraprese in un momento di quiete interna tenendo occupati i baroni di Castiglia con quella guerra, così da impedire loro di tramare cambiamenti, e accrescendo nel contempo la sua autorità su di loro senza che se ne accorgessero. Finanziandosi con i fondi della Chiesa e dei popoli, poté armare e addestrare lungamente le proprie truppe, costruendo quella potenza militare che poi gli procurò grande onore. Servendosi della religione come copertura, si volse con “pietosa crudeltà” contro i Marrani (gli Ebrei e gli Arabi convertiti forzatamente al Cristianesimo) e li espulse dal regno. Con il medesimo pretesto religioso attaccò l’Africa, conquistò il regno di Napoli e assalì la Francia. Queste imprese grandiose si successero senza interruzione, senza dar tempo ai sudditi di ordire qualcosa contro di lui.
ACCRESCERE LA FAMA ATTRAVERSO PREMI E PUNIZIONI
Un principe può affermare il proprio prestigio anche attraverso la politica interna.
Machiavelli propone BERNABÒ VISCONTI di Milano come esempio di azioni straordinarie nel governo civile, tanto positive quanto negative, nonché di premi e castighi memorabili.
ACCRESCERE LA FAMA EVITANDO NEUTRALITÀ E INDECISIONE
Il principe è stimato quando si mostra vero amico o vero nemico, cioè quando prende apertamente posizione a favore di qualcuno contro un altro, senza restare neutrale.
Se due potenti vicini vengono a conflitto si danno due casi, che il vincitore sia tale da doversi temere, oppure no. In entrambe le situazioni è sempre più vantaggioso schierarsi apertamente e combattere:
- Nel caso che il vincitore sia pericoloso, chi non si schiera diventa sua preda con la compiacenza dello sconfitto, senza avere alcuna difesa o rifugio: il vincitore non desidera amici sospetti che non lo hanno sostenuto nell’avversità, e lo sconfitto non accoglie chi non ha voluto rischiare al suo fianco.
Machiavelli porta come esempio ANTIOCO III, che gli Etoli avevano chiamato in Grecia contro i Romani. Antioco cercava di convincere gli Achei, alleati di Roma, a rimanere neutrali; i Romani, al contrario, li invitavano a schierarsi dalla loro parte. La questione fu discussa in consiglio: gli ambasciatori di Antioco ribadirono che la neutralità fosse la scelta più prudente; il rappresentante romano sentenziò che chi rimane neutrale non ottiene né riconoscenza né stima, e diventa il premio del vincitore. Accade sempre, osserva Machiavelli, che chi non è tuo amico ti chieda di rimanere neutrale, mentre chi è tuo amico ti esorta a dichiarare guerra.
I principi indecisi scelgono spesso la neutralità per evitare i pericoli immediati, ma questa scelta li conduce il più delle volte alla rovina. Al contrario, quando un principe si schiera con decisione e il suo alleato vince, quest’ultimo gli sarà debitore di riconoscenza, e anche se è molto potente, difficilmente lo danneggerà: gli uomini non sono mai così disonesti da offrire un simile esempio di ingratitudine. Inoltre, nessuna vittoria è mai così schiacciante che il vincitore non abbia interesse a mostrarsi giusto verso i suoi alleati. Se invece l’alleato scelto perde, il principe può comunque essere accolto e aiutato da lui. In questo modo condivide con lui una sorte che potrebbe in futuro trasformarsi in una nuova fortuna.
- Nel caso in cui il vincitore non sia pericoloso, è ancora più opportuno schierarsi: in questo modo si contribuisce alla rovina di uno dei contendenti grazie all’aiuto dell’altro, e il proprio alleato, potendo contare sul sostegno offerto, vincerà quasi certamente. Vincendo, si porrà interamente nelle mani del principe che lo ha aiutato.
Il principe deve evitare, per quanto possibile, di allearsi con una potenza molto più forte di lui, perché se l’alleato più potente vince, il principe rimane completamente alla sua mercé. I VENEZIANI, ad esempio, si allearono con la Francia contro il duca di Milano quando avrebbero potuto farne a meno, e questa scelta contribuì alla loro rovina.
Esistono però situazioni in cui non è possibile sottrarsi alla scelta. Machiavelli cita il caso dei FIORENTINI, che optarono per la neutralità quando il papa e la Spagna mossero i loro eserciti contro la Lombardia. Dopo la sconfitta dei Francesi nel 1512, tuttavia, Firenze si trovò indifesa e in balia delle truppe spagnole e pontificie; la repubblica cadde e i Medici tornarono al potere. Nessuno Stato può prendere decisioni completamente sicure, ogni scelta comporta dei rischi e, cercando di evitare un problema, spesso se ne incontra un altro. La vera prudenza consiste nel riconoscere la gravità dei vari pericoli e scegliere quello meno dannoso.
ACCRESCERE LA FAMA ONORANDO GLI UOMINI DI VALORE, INCORAGGIANDO IL LAVORO E ALLESTENDO FESTE E SPETTACOLI
Il principe deve mostrarsi amante delle virtù e tributare onore alle persone eccellenti nelle diverse arti e professioni.
Deve incoraggiare i cittadini a dedicarsi con serenità alle proprie attività (commercio, agricoltura e altri mestieri), senza il timore che i beni vengano confiscati o che vengano imposte tasse eccessive. Deve premiare chi contribuisce alla prosperità e al benessere della città e dello Stato.
Nei periodi appropriati dell’anno deve inoltre organizzare feste e spettacoli per tenere il popolo occupato e distratto. Poiché le città sono divise in corporazioni e tribù, il principe deve incontrarsi occasionalmente con esse, mostrandosi umano e liberale, senza mai venir meno alla maestà e alla dignità del suo ruolo.