NICCOLÒ MACHIAVELLI – “Il principe”, Capitolo XXII

INDICE
DATI GENERALI
IL CAPITOLO IN BREVE
RIASSUNTO DETTAGLIATO

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura italiana
AUTORE: Niccolò Machiavelli
OPERA: “Il principe
GENERE DELL’OPERA: Trattato politico
DATA DELL’OPERA: 1532
BRANO: Capitolo XXII “De his quos a secretis principes habent” (I ministri del principe)

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IL CAPITOLO IN BREVE

La scelta dei ministri rivela la prudenza del principe: se sono capaci e fedeli, il principe è saggio (esempio: Pandolfo Petrucci con Antonio da Venafro); se sono inadeguati, è il principe stesso ad aver sbagliato scegliendoli.

Machiavelli formula qui la celebre distinzione delle “tre generazioni di cervelli”, teorizzata come categoria valida per l’intelligenza umana in generale ma utilizzata per valutare la prudenza del principe nella scelta e nel giudizio dei suoi collaboratori. Divide così gli uomini in:

  1. chi capisce le cose da sé (il migliore, il livello più alto);
  2. chi capisce se altri gli spiegano (comunque valido);
  3. chi non capisce in nessun modo (inutile).

Un ministro va valutato in base al fatto che anteponga l’interesse del principe al proprio. Il principe, dal canto suo, deve mantenerlo fedele onorandolo, arricchendolo e coinvolgendolo in responsabilità: così il ministro non desidererà altro e legherà la propria posizione alla stabilità del principe. Solo con questa fiducia reciproca il rapporto funziona; altrimenti ne soffrono entrambi.

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RIASSUNTO DETTAGLIATO

In questo capitolo Machiavelli argomenta sulla tesi che la scelta dei ministri sia fondamentale per un principe, e che la sua prudenza si misuri proprio dalla qualità di coloro che lo circondano. Se sono capaci e fedeli, il principe può essere considerato saggio, poiché ha saputo riconoscerne le qualità e conservarne la lealtà. Se invece i suoi ministri sono incapaci o infedeli, il principe dimostra di essere poco accorto, e il suo primo errore consiste proprio nell’averli scelti.

Machiavelli porta l’esempio di PANDOLFO PETRUCCI, principe di Siena, il quale aveva scelto Antonio da Venafro come ministro. Poiché Antonio era uomo di grande prudenza e capacità, tutti giudicavano Pandolfo un principe altrettanto valido per averne saputo riconoscere il valore.

Machiavelli distingue tre livelli di intelligenza: chi comprende le cose autonomamente, senza bisogno dell’aiuto altrui, raggiunge il livello più alto di eccellenza; chi comprende le cose quando gli vengono spiegate da altri si colloca a un livello comunque notevole; chi infine non riesce a comprendere né da solo né attraverso le spiegazioni altrui è del tutto inutile.

Pandolfo Petrucci, se non apparteneva al primo gruppo, doveva necessariamente collocarsi almeno nel secondo. Chi sa riconoscere il bene e il male nelle azioni e nelle parole altrui, anche se non possiede inventiva propria, è comunque in grado di approvare le buone decisioni del proprio ministro e di correggerne quelle sbagliate, impedendo che questi lo inganni e spingendolo a comportarsi correttamente.

Per valutare l’affidabilità di un ministro bisogna osservare se antepone il proprio interesse a quello del principe. Chi amministra lo Stato per conto del sovrano deve preoccuparsi esclusivamente degli interessi di quest’ultimo e non deve ricordargli cose che esulino dal bene del principato.

Anche il principe, tuttavia, deve fare la sua parte per mantenere fedele il ministro: deve onorarlo, arricchirlo, renderlo partecipe di onori e di incarichi di responsabilità. In questo modo gli onori e le ricchezze ricevute lo dissuaderanno dal desiderarne altri, mentre le numerose cariche che ricopre lo indurranno a desiderare la stabilità del principe, senza il quale non potrebbe conservare la sua posizione.

Quando principe e ministro si comportano in questo modo, possono fidarsi reciprocamente. In caso contrario, le conseguenze sono negative per entrambi.

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