INDICE
DATI GENERALI
IL CAPITOLO IN BREVE
RIASSUNTO DETTAGLIATO
DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura italiana
AUTORE: Niccolò Machiavelli
OPERA: “Il principe”
GENERE DELL’OPERA: Trattato politico
DATA DELL’OPERA: 1532
BRANO: Capitolo XXV “Quantum fortuna in rebus humanis possit et quomodo illi sit occurrendum” (Quanto la fortuna possa nelle cose umane e in che modo le si possa resistere)
IL CAPITOLO IN BREVE
Machiavelli contesta l’idea che le vicende umane siano governate interamente dalla fortuna, sostenendo invece che essa domini solo metà delle azioni umane, lasciando l’altra metà alla capacità degli uomini; paragona la fortuna a un fiume impetuoso che, se non arginato nei momenti di quiete, può causare gravi devastazioni: come accaduto all’Italia, priva di adeguate difese rispetto ad altre nazioni europee.
Osserva poi che il successo di un principe dipende dalla capacità di adattare i propri metodi ai tempi: chi si affida solo alla fortuna cade quando essa muta, e nessun uomo riesce facilmente a modificare la propria indole naturale. Porta l’esempio di Papa Giulio II, che grazie al suo carattere impetuoso ebbe sempre successo, vivendo in tempi a lui favorevoli, ma che sarebbe andato incontro alla rovina se le circostanze avessero richiesto cautela. Conclude affermando che, poiché la fortuna è mutevole mentre gli uomini restano fissi nei propri comportamenti, è generalmente preferibile agire con impeto piuttosto che con cautela dato che la fortuna, paragonata a una donna, si lascia dominare più facilmente da chi la affronta con audacia, ed è per questo che essa favorisce soprattutto i giovani.
RIASSUNTO DETTAGLIATO
L’INFLUSSO DELLA FORTUNA E DELLA VIRTÙ SULLE VICENDE DEGLI UOMINI
In questo capitolo Machiavelli contesta l’opinione molto diffusa che le vicende del mondo siano interamente governate dalla fortuna e da Dio, e che gli uomini, con la loro prudenza, non possano in alcun modo influenzarle. Da questa convinzione potrebbe nascere la tentazione di non impegnarsi, lasciandosi trascinare dalla sorte. Tale opinione si era rafforzata ai tempi di Machiavelli a causa dei numerosi e gravi rivolgimenti politici. Egli stesso ammette di essere stato, di fronte a questi eventi, in parte incline a condividere tale visione.
Ciononostante, affinché il libero arbitrio degli uomini non sia del tutto annullato, Machiavelli ritiene che la fortuna governi circa la metà delle azioni umane, lasciando l’altra metà, o poco meno, alla capacità degli uomini. Machiavelli paragona la fortuna a un fiume impetuoso, che quando esonda può allagare le pianure, abbattere alberi ed edifici, spostare la terra da un posto all’altro e costringere tutti a fuggire davanti alla sua furia. Ciò non significa però che, nei periodi di quiete, gli uomini non possano prepararsi al pericolo costruendo argini e ripari in modo che, quando il fiume torna a ingrossarsi, le sue acque vengano incanalate e il loro impeto risulti meno devastante.
Al pari del fiume, la fortuna manifesta la sua forza soprattutto dove non siano stati predisposti strumenti adeguati a contrastarla. A dimostrazione di questo principio, Machiavelli prende come esempio l’Italia, teatro dei grandi sconvolgimenti dell’epoca, e la paragona a una campagna priva di argini e di ripari. Se fosse stata adeguatamente difesa, come Germania, Spagna e Francia, l’irruzione della fortuna non avrebbe prodotto mutamenti così grandi, e forse non sarebbe neppure arrivata.
LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AI TEMPI COME ARMA CONTRO I RIVOLGIMENTI DELLA FORTUNA
Scendendo al caso dei singoli principi, Machiavelli osserva che spesso si vede un principe prosperare in un momento e rovinare in quello successivo, senza che in lui sia mutato né il carattere né le qualità. La prima causa è che il principe che affida tutto alla fortuna è destinato a cadere nel momento in cui essa cambia. A ciò si aggiunge che ha successo chi sa conformare i suoi metodi alla natura dei tempi, e viceversa fallisce chi non sa adattarsi al mutare delle circostanze.
Tutti gli uomini perseguono fama e ricchezze, ma lo fanno attraverso strade diverse: chi con prudenza, chi con impeto; chi con la forza, chi con l’astuzia; chi con pazienza, chi con il suo contrario. Tutti questi metodi possono condurre al successo a seconda delle circostanze. Può accadere che due uomini prudenti ottengano risultati diversi, oppure che un uomo prudente e uno impetuoso riescano entrambi nel loro intento. Ciò dipende dal fatto che i loro metodi siano o meno in sintonia con il carattere dei tempi: chi si comporta con cautela e pazienza nei momenti che richiedono queste qualità ottiene buoni risultati; ma se i tempi mutano e i comportamenti restano invariati, allora le cose volgono al peggio.
Il problema è che non esiste uomo abbastanza prudente da adattarsi ai mutamenti, sia perché non è facile allontanarsi dalle inclinazioni naturali, sia perché chi ha sempre prosperato seguendo una certa strada non si lascia facilmente convincere ad abbandonarla: l’uomo prudente, quando sopraggiungono circostanze che richiedono impeto, non riesce a diventare impetuoso e va incontro alla rovina.
Machiavelli porta l’esempio di PAPA GIULIO II, che agiva sempre con grande impeto e decisione e si trovò a vivere in tempi favorevoli al suo modo di operare, ottenendo risultati positivi. Nella sua prima impresa contro Bologna, quando era ancora vivo Giovanni Bentivoglio, i Veneziani erano contrari all’iniziativa, il re di Spagna e la Francia tergiversavano. Nonostante ciò Giulio II, con ferocia e impeto, partì personalmente per quella campagna. La sua iniziativa improvvisa paralizzò tanto la Spagna quanto Venezia; riuscì inoltre a coinvolgere il re di Francia, il quale, vedendo il papa muoversi e desiderando averlo come alleato contro i Veneziani, ritenne di non potergli negare le sue truppe senza offenderlo apertamente. Se Giulio II avesse aspettato di partire da Roma dopo aver organizzato ogni cosa con cura, come avrebbe fatto qualsiasi altro pontefice, non sarebbe riuscito nella sua impresa. Il re di Francia avrebbe trovato moltissime scuse per non sostenerlo, mentre gli altri avrebbero cercato di intimorirlo. Tutte le altre azioni di Giulio II furono condotte nello stesso modo impetuoso e gli riuscirono tutte bene; la brevità del suo pontificato non gli fece conoscere sconfitte. Tuttavia, se fossero sopraggiunti tempi che richiedessero cautela, avrebbe incontrato la rovina, non essendo capace di deviare dai quei metodi che la sua indole gli dettava.
CONCLUSIONI
Machiavelli ribadisce in conclusione che la fortuna muta, mentre gli uomini tendono a restare fermi nel proprio modo di agire; che chi si trova in accordo con le circostanze prospera, mentre chi è in contrasto con esse rovina.
In linea generale, tuttavia, egli ritiene che sia meglio essere impetuosi che cauti poiché la fortuna è donna e, per dominarla, è necessario “batterla, ed urtarla”: si lascia vincere più facilmente da chi agisce in questo modo che da chi procede con freddezza e cautela.
Infine la fortuna favorisce i giovani, che sono meno riflessivi, più energici e più audaci nel governarla.