NICCOLÒ MACHIAVELLI – “Il principe”, Capitolo XXIII

INDICE
DATI GENERALI
IL CAPITOLO IN BREVE
RIASSUNTO DETTAGLIATO

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura italiana
AUTORE: Niccolò Machiavelli
OPERA: “Il principe
GENERE DELL’OPERA: Trattato politico
DATA DELL’OPERA: 1532
BRANO: Capitolo XXIII “Quomodo adulatores sint fugiendi” (In che modo si debbano evitare gli adulatori)

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IL CAPITOLO IN BREVE

Machiavelli affronta il problema degli adulatori, di cui le corti sono piene, poiché gli uomini amano compiacersi delle proprie azioni. Poiché lasciare che tutti parlino liberamente farebbe perdere al principe la dovuta reverenza, la soluzione è scegliere alcuni consiglieri saggi autorizzati a dire la verità solo sulle questioni sottoposte loro, ascoltarne le opinioni e poi decidere autonomamente con fermezza, senza farsi condizionare da pareri non richiesti. Chi non segue questo metodo rischia di cadere in balìa degli adulatori o di apparire incerto, come dimostra l’esempio dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo, che non chiedendo mai consiglio cambiava continuamente idea.

Nelle conclusioni Machiavelli ribadisce che il principe deve chiedere consiglio solo quando lo decide lui, interpellando spesso i propri collaboratori e ascoltandoli con pazienza. Contrariamente all’opinione diffusa secondo cui i principi sarebbero saggi grazie ai buoni consiglieri, Machiavelli sostiene il contrario: un principe privo di saggezza non può ricevere buoni consigli, a meno di affidarsi a un unico consigliere prudente — soluzione comunque rischiosa, poiché questi potrebbe impadronirsi dello Stato — mentre con più consiglieri non saprebbe ottenere pareri concordi né valutarli. La conclusione è che sono i buoni consigli a dipendere dalla prudenza del principe, e non viceversa.

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RIASSUNTO DETTAGLIATO

COME DIFENDERSI DAGLI ADULATORI

In questo capitolo Machiavelli tratta di un altro grave errore in cui i principi incorrono facilmente: gli adulatori, di cui le corti sono piene. Ciò accade perché gli uomini tendono a compiacersi delle proprie azioni, ingannando sé stessi e facendosi corrompere da questa piaga.

Tuttavia chi vuole difendersi dall’adulazione rischia di essere disprezzato. Infatti non esiste modo di evitarla se non far comprendere agli uomini che dire la verità al principe non lo offende. Ma se chiunque può dirgli liberamente tutto ciò che pensa, il principe rischia di perdere la reverenza che gli è dovuta.

Machiavelli propone una terza via: il principe prudente deve scegliere nel proprio Stato alcuni uomini saggi, ai quali concedere la libertà di dirgli la verità, ma esclusivamente sulle questioni che egli stesso sottopone loro. Deve consultarli su ogni argomento importante e ascoltare con attenzione le loro opinioni; dopo averle ascoltare, però, deve decidere secondo il proprio giudizio. Deve inoltre comportarsi con i consiglieri in modo che essi comprendano che quanto più parleranno con franchezza, tanto più il loro parere sarà apprezzato. Al di fuori di questi uomini, il principe non deve cercare altri consigli; e una volta presa una decisione, deve perseguirla con fermezza senza lasciarsi continuamente condizionare dalle opinioni altrui. Chi agisce diversamente rischia di cadere nelle mani degli adulatori oppure di cambiare continuamente idea, perdendo la stima degli altri.

Machiavelli porta l’esempio dell’imperatore MASSIMILIANO I D’ASBURGO, del quale un uomo di fiducia, il vescovo Luca Rinaldi, ebbe a dire che era un sovrano che non si consultava con nessuno e non portava mai a compimento le sue decisioni. Il problema nasceva dal carattere riservato dell’imperatore, che non comunicava i suoi progetti a nessuno e non chiedeva consiglio. Quando passava all’azione, i suoi piani diventavano noti e venivano contestati da coloro che gli stavano intorno. Poiché Massimiliano era facilmente influenzabile, cambiava idea continuamente: ciò che faceva un giorno veniva distrutto il giorno successivo, e nessuno riusciva a comprendere quali fossero le sue intenzioni né poteva fare affidamento sulle sue decisioni.

 

CONCLUSIONI

Machiavelli ribadisce che un principe deve sempre chiedere consiglio, ma soltanto quando lo decide lui, non quando sono gli altri a volerlo. Deve scoraggiare chiunque dall’offrire consigli non richiesti, ma allo stesso tempo deve consultare spesso i propri consiglieri e ascoltarne le risposte con pazienza. Se si accorge che qualcuno, per timore o per eccesso di scrupolo, non gli dice ciò che pensa veramente, deve preoccuparsene.

Molti credono che i principi vengano reputati saggi non per le proprie capacità, ma grazie ai buoni consiglieri che li circondano. In realtà la regola generale è che un principe privo di saggezza non può ricevere buoni consigli, a meno che non si affidi interamente a un unico uomo di grande prudenza che governi al suo posto. Anche questa soluzione, però, sarebbe solo temporanea, poiché un consigliere così potente potrebbe impadronirsi dello Stato. Se invece il principe incapace si affida a più consiglieri, non riuscirà mai ad ottenerne indicazioni unanimi e non avrà la capacità di valutarle e correggerle.

In conclusione, i buoni consigli dipendono sempre dalla prudenza del principe, non è la prudenza del principe a nascere dai buoni consigli.

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